Il dibattito si dovrebbe fare su atti pubblici del Comune, non su dossier di privati

Il Sindaco si muove solo sulla base delle decisioni delle due società, il fondo Elliott e la Suning-Oaktree: se loro dicono che il dibattito pubblico va bene, ok si fa il dibattito pubblico. E attenzione, con un altro imbroglio, “Nel documento, poi, Milan e Inter mettono nero su bianco l’impegno a predisporre il dossier necessario per avviare il dibattito”.

Ma stiamo scherzando? Il dibattito si dovrebbe fare su atti pubblici del Comune, non su dossier di privati. Il dibattito non è su cosa vogliono le due società che hanno fini di lucro, ma su cosa vuole fare il Comune dell’area di San Siro e dello stadio Meazza. I cittadini non hanno come interlocutori Milan e Inter, ma il Sindaco, la Giunta e il Consiglio Comunale. Milan e Inter non sono un gruppo consiliare, anche se per il Sindaco contano più di un gruppo della sua maggioranza.

Ma dopo i proclami del rendering (22 dicembre 2021) e che tutte le carte erano già state depositate “sullo stadio più bello d’Europa e forse del mondo.” (sic!), abbiamo scoperto che il tutto era una balla. E le due società non hanno presentato un bel nulla, dopo che la Giunta di Milano per due volte aveva deliberato con “condizioni e prescrizioni” l’interesse pubblico, di fatto, su un progetto inammissibile. E oggi siamo al paradosso: si sta parlando di cose che non sono state presentate al Comune dopo l’avvio della proposta di speculazione edilizia del 10 luglio 2019, cioè a quasi tre anni (988 giorni per essere precisi).

Il dibattito si deve fare su atti del Comune, non su ipotesi di interventi di privati. Per la dignità della istituzione, il Sindaco, che peraltro non sa neanche di essere il Sindaco dell’area metropolitana, avrebbe da tempo dovuto chiedere alle due società di rispettare i tempi e le richieste avanzate dalle stesse delibere di Giunta.

Rimane dunque più che valida la scelta del ricorso al Tar che abbiamo avanzato. E speriamo che in Consiglio Comunale e nel Consiglio metropolitano si svolga un confronto sugli indirizzi strategici dell’area metropolitana e di Milano, e su scelte più utili e più moderne di quelle che fino ad oggi ha subito il facente funzione di Sindaco.

Rimane il fatto che lo stadio Meazza in San Siro non si deve demolire, come ha ribadito ieri il presidente della RCS, Urbano Cairo: si può ammodernare, magari anche con la copertura e con altre innovazioni, che lo possono rendere più moderno e vitale di quello presentato nei rendering.

Ieri, comunque, si è reso esplicito chi comanda a Palazzo Marino: non è il Sindaco, ma le due società cinoamericane.
Il Comune è considerato uno zerbino. Una bella umiliazione per il Consiglio comunale che da due anni e cinque mesi non ha più dedicato una seduta ad esaminare la questione San Siro. È cambiata la
composizione del Consiglio Comunale, sono cambiati i termini della questione, e sappiamo solo dai giornali cosa succede: o per essere precisi, dai comunicati delle due società cinoamericane.


Per il Comitato SiMeazza
Luigi Corbani